Dopo la novità dei TOLC-Med, dal Governo spunta una nuova sorpresa riguardo al test di Medicina 2023. Una decisione che sembra andare in controtendenza rispetto a quella dei TOLC, forse anche per l’avvicendarsi di due ministre di parte opposta alla guida del MUR.

Anna Maria Bernini, attuale titolare del Ministero dell’Università, ha istituito un gruppo di lavoro di lavoro per definire il fabbisogno di medici e adeguare le capacità e l’offerta potenziale del sistema universitario. Secondo il decreto della ministra, l’obbiettivo di questo team di lavoro è individuare un metodo di “accesso sostenibile” alla facoltà di Medicina e alle professioni sanitarie.

Come è composto il gruppo di lavoro per il Numero chiuso

Il gruppo di lavoro (nel quale sono coinvolti anche il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni) è presieduto da Eugenio Gaudio (ordinario all’Università La Sapienza di Roma ed ex rettore) e costituito da:

  • Massimiliano Fedriga (presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome)
  • Salvatore Cuzzocrea (presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane)
  • Carlo Della Rocca (presidente della Conferenza Permanente delle Facoltà e Scuole di Medicina e Chirurgia)
  • Gianluca Cerracchio (direttore della Direzione Generale degli Ordinamenti della formazione superiore e del diritto allo studio del Ministero dell’Università e della Ricerca)
  • Rossana Ugenti (direttore della Direzione Generale e dell’Ufficio delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute).

Lo scopo del gruppo 

Con questo gruppo di esperti, ha specificato la ministra, si dovrà “esaminare e approfondire le criticità afferenti alla carenza di medici e professionisti sanitari nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, misurare l’entità del fenomeno e individuare cause e possibili soluzioni, con riferimento alla necessità di garantire un accesso sostenibile alle professioni sanitarie”.

Numero chiuso: cosa succederà? 

Ma cosa c’entra in tutto questo il Numero chiuso, questo gruppo di lavoro nasce per abolirlo? Andiamo a spiegarlo per bene.

Storia del Numero chiuso

La ministra Bernini ha portato sul tavolo un problema annoso legato al test di Medicina e al numero chiuso. L’accesso programmato a Medicina è nato per limitare il forte afflusso di studenti degli anni Ottanta, che aveva portato tanti giovani a sostare in un lungo imbuto formativo e lavorativo, oltre che messo in forte difficoltà le strutture universitarie. Come soluzione fu pensato di imporre un numero massimo di nuovi studenti per anno, così da non generare una risposta maggiore alla domanda di nuovi professionisti.

Si è andati avanti così per quasi 40 anni, finché la pandemia non ha mostrato con evidenza che i professionisti medici e sanitari attuali non soddisfano il fabbisogno italiano. È chiaro che, negli anni passati, ci sia stato un errore nei calcoli fatti (sempre al ribasso) sui futuri professionisti necessari. Un errore che è andato ad accumularsi di anno in anno, creando la carenza che oggi ci troviamo ad affrontare.

Cosa vuole fare la ministra Bernini

L’intento della ministra Bernini con questo provvedimento è andare a capire come si è creato questo errore e come potervi riparare. Modificando in maniera più aderente alla realtà il calcolo del fabbisogno di medici e sanitari, che parte ogni anno dalle singole Regioni e viene poi riassunto in un’unica cifra che stabilisce a quanti nuovi studenti sarà possibile accedere a Medicina.

Potrebbero, quindi, raggiungere la conclusione di voler ampliare i posti disponibili, ma non sembra esista la possibilità di eliminare del tutto il Numero chiuso. In quanto, come spiega la stessa ministra in una lettera inviata al Corriere della Sera, le università non sarebbero in grado di garantire lo standard qualitativo per l’insegnamento richiesto dall’Europa se l’accesso diventasse libero.

E che fine fanno i TOLC?

La domanda che tutti si staranno facendo ora è: in tutto questo dove si inseriscono i TOLC-Med? Il nuovo metodo di gestione del test che nel 2023 dovrebbe fare il suo debutto nelle due sessioni di aprile e luglio. Introdotto con l’intenzione di rendere il test più meritocratico ed elastico per gli studenti. Ogni candidato potrà provare due volte il test, gli studenti di penultimo anno di scuola superiore potranno iniziare da subito e accumulare quattro tentativi.

Per ora però, l’idea di più test diversi (come si può sapere se la difficoltà sarà identica?) e di date così vicine all’esame di maturità, con un esame più breve (90 minuti) e con una tempistica molto più rigida, sta preoccupando tanti studenti. Nonché lasciando spazio per nuovi ricorsi, visti anche i tanti punti oscuri.

La ministra Bernini, intanto, riguardo al gruppo di lavoro sul Numero chiuso, ha detto: “Vogliamo, entro il primo trimestre di quest’anno, offrire una prima risposta per definire un programma di accesso alla facoltà di Medicina ragionato ed efficace”.

Dunque, le carte in tavola cambieranno nuovamente?

Cosa ha detto il ministro Schillaci 

Il 2 febbraio 2023, durante il question time che lo ha visto protagonista, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha parlato anche di università, dando seguito a quanto promesso da Bernini. Rispondendo a un’interrogazione sulla carenza di personale sanitario il ministro ha ribadito che tutte le misure intraprese durante la pandemia per fronteggiare l’emergenza di personale sono state prorogate.

Poi ha aggiunto: “Ci tengo a precisare che la mia strategia di azione non si esaurisce solo prorogando misure emergenziali. Per rimediare agli errori del passato ribadisco il mio impegno a trovare le risorse necessarie per superare il blocco del turnover, ma soprattutto a mettere in campo una strategia generale che riveda l’intero assetto relativo al reclutamento del personale sanitario con misure di carattere sistemico, anche intervenendo d’intesa con il Ministro dell’università sul tema degli accessi ai corsi universitari e alle scuole di specializzazione“.

Sembra che il ministro sia intenzionato a rivedere il fabbisogno di personale sanitario, insieme al Ministero dell’Università. Questo potrebbe significare un aumento sostanzioso dei posti nella facoltà di Medicina e anche nelle singole scuole di specializzazione. Sui numeri effettivi si sa ben poco. Schillaci non ha però accennato direttamente al numero chiuso o a un cambiamento nella selezione. Non sembra, quindi, che per ora il numero chiuso sia in discussione, anche vista l’introduzione dei TOLC.

Cosa succederà?

 

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