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Numero chiuso

Perché esiste il numero chiuso

Da sempre riservata ai ceti più elevati, fino al 1923 la facoltà di Medicina era accessibile solo a chi avesse frequentato il liceo classico. Da quell’anno in poi le sue porte si aprirono anche per chi proveniva dal liceo scientifico. Così fu fino al il 1969, anno in cui la facoltà di Medicina venne aperta a tutti i possessori di un diploma di maturità, di qualunque tipo. In breve tempo ci trovammo così con più medici rispetto al bisogno reale dei pazienti, senza contare che nella seconda metà degli anni ’80 l’Unione Europea chiese a tutti i Paesi membri di assicurare un certo standard qualitativo per l’istruzione universitaria. Fu così che alcuni atenei introdussero spontaneamente un test di ammissione. Divenne legge per Medicina così come per gran parte delle facoltà a carattere scientifico, tramite apposito decreto, nel 1987. Numerosi furono però i ricorsi. Solo nel 1999 tale decreto divenne legge, dichiarata peraltro legittima dalla Corte Costituzionale nel 2013.

 

I posti disponibili per ateneo

Rispetto al 2018, quest’anno i posti disponibili per il Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico di Medicina e Chirurgia sono aumentati. Si è infatti passati dai 9.779 dell’anno scorso agli 11.568 del 2019. Ben 1.789 in più, pari a un +18%. Eppure ancora al di sotto rispetto al 20% auspicato nei mesi scorsi dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Marco Bussetti e dalla Ministra della Salute Giulia Grillo. Tra gli atenei con più posti a disposizione primeggiano La Sapienza Policlinico a Roma (660 posti), Ferrara (600 posti), Federico II di Napoli (507 posti), l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli a Caserta (500 posti), Torino (450 posti), Palermo (398 posti), Firenze (365 posti), Bologna (364 posti), Milano (350 posti), Padova (334 posti). Agli studenti che aspirano ad avere un posto a Medicina consigliamo di non fissarsi su una specifica università. Al momento dell’iscrizione al test è infatti possibile indicare fino a 73 preferenze.

Tra quelle che per prime solitamente esauriscono i posti disponibili segnaliamo Milano Bicocca, Palermo, Pavia, Catania, Milano Statale e Salerno. Molta meno concorrenza c’è invece a Bari, Chieti, Napoli Vanvitelli, L’Aquila, Campobasso, Catanzaro e Sassari.

 

L’abolizione del numero chiuso

Vero che il numero chiuso a Medicina risponde all’esigenza di assicurare un certo standard qualitativo per l’istruzione universitaria e di adeguare il numero degli studenti alla capacità delle singole strutture di ospitarli, alla disponibilità dei professori e alla possibilità di svolgere laboratori e lezioni. Ma altrettanto vero che da anni ci si interroga sulla sua reale utilità, anche alla luce della carenza di medici della quale soffre da tempo il nostro Paese. L’anno scorso ci aveva provato il Governo in carica, con tanto di annuncio del Consiglio dei Ministri: “Si abolisce il numero chiuso nelle facoltà di Medicina, permettendo a tutti di accedere agli studi”.

Un’affermazione però prontamente smentita dal Ministero dell’Istruzione. Cambiare le cose non è infatti così semplice né così veloce. Due al momento le proposte sul tavolo. Da un lato quella di chi vorrebbe abolire di netto il numero chiuso, dall’altro quella di chi valuta invece forme alternative di selezione. Per questa seconda opzione un valido modello a cui rifarsi resta quello francese, che prevede l’iscrizione aperta a tutti ma con un drastico sbarramento alla fine del primo anno. Una soluzione fatta propria e rilanciata dal rettore dell’Università degli Studi di Ferrara, che ha proposto di passare dal numero chiuso all’esaurimento posti.

Vale a dire iscrizioni a sportello aperte a tutti, fino al raggiungimento del numero massimo di studenti che l’ateneo è fisicamente in grado di ospitare; poi, alla fine del primo semestre, le matricole dovranno sostenere tre esami con test digitalizzati. Solo quelli con la media dal 27 in su vedranno confermata la loro iscrizione a Medicina; agli altri saranno invece convalidati i crediti in diverse facoltà scientifiche, senza così perdere nulla di quanto maturato.

 

Come entrare a medicina senza test

Se il numero chiuso rappresenta il primo ostacolo per chi voglia domani indossare il camice bianco, non è detto però tutti siano passati per questa dura selezione. È possibile infatti per chi proviene da corsi di laurea di ambito sanitario come Biotecnologie, Farmacia, Scienze biologiche, Chimica e Veterinaria immatricolarsi a Medicina senza dover superare il test. Questo poiché la prova ha lo scopo di verificare la predisposizione degli aspiranti medici agli studi sanitari. Diventa quindi superflua se si sono già superati esami da corsi di laurea dello stesso ambito e si sono conseguiti crediti formativi utilizzabili nella nuova facoltà.

Tra coloro che possono effettuare il passaggio diretto a Medicina ci sono i laureandi, i laureati e gli iscritti almeno al terzo anno di un corso affine a Medicina, purché abbiano già maturato un minimo di 25 Cfu in materie convalidabili. Il test d’ingresso rimane insomma vincolante solo per l’accesso al primo anno di corso e non per le richieste di trasferimento agli anni successivi. Un concetto questo già affermato dal Tar del Lazio e dal Tribunale amministrativo. Una volta verificati i bandi degli atenei nei quali sono disponibili posti liberi per i trasferimenti e/o le immatricolazioni ad anni successivi al primo, basterà contattare la segreteria studenti di Medicina dell’ateneo scelto e inviare il proprio piano di studi accompagnato dalla richiesta del riconoscimento del percorso universitario, presentando istanza di immatricolazione o trasferimento diretto.

 

 

 

 

 

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