Si è svolto il 15 settembre il test di Professioni Sanitarie 2022: in tutte le università aderenti che offrono la possibilità di effettuarlo si sono radunati i giovani candidati. Quest’anno i posti a disposizione sono 32.884, distribuiti tra le varie professioni. Con un +7,4% rispetto al 2021, segnale che il grido d’aiuto inviato dal Sistema Sanitario Nazionale non è rimasto inascoltato.

Come funziona il test

Il test era composto di 60 quesiti da completare in 100 minuti. Le materie coinvolte biologia, chimica, matematica, fisica, logica e cultura generale. A differenza del test di Medicina, la prova di Professioni sanitarie varia in base all’ateneo. Alcuni si affidano a CISIA per la realizzazione del test, altre prevedono 60 quesiti a propria scelta. La variazione è dovuta al fatto che la graduatoria non è unica e nazionale, ma varia in base alle possibilità della struttura e ha dunque valore locale.

Il test di Professioni sanitarie non è stato perciò investito dalla modifica prevista quest’anno per Medicina, ovvero la riduzione a 4 quesiti della cultura generale. Tra i quasi 33 mila posti disponibili, ben 19.375 erano riservati all’infermieristica, seguiti da fisioterapia, tecniche di radiologia medica e per immagine, e radioterapia.

Il sogno del lavoro

Fuori dalle università tantissimi ragazzi con un sogno nel cassetto hanno commentato il test. Per tanti più semplice del previsto, per altri invece con dei quesiti più complessi dell’atteso. Tra i candidati rimbalzano le storie di vocazione verso una professione specifica e la speranza di chi vede il mestiere del professionista sanitario come un sogno di per sé e desidera entrare nella categoria in tutti i modi.

Nel frattempo i candidati di Lecce sono stati rimandati a casa: 226 studenti non hanno potuto svolgere la prova perché il test contenuto nel plico era sbagliato. 

Polemiche sul numero chiuso

Non si fermano le polemiche contro il numero chiuso, già piuttosto accese durante il test di Medicina del 6 settembre scorso. Molti candidati si lamentano di avere una sola possibilità e 100 minuti per decidere del proprio futuro: uno stress emotivo a cui gli studenti di altre facoltà non sono sottoposti. Sono tanti pronti a intraprendere la via del ricorso al TAR nel caso in cui la prova non risultasse positiva per loro. “È troppo importante per non fare qualsiasi tentativo” ammette più di un giovane candidato.

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