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Il camice bianco, lo stetoscopio e la soddisfazione di aiutare i propri pazienti a sentirsi meglio. Questo, e non solo, è la professione medica che in tanti inseguono dall’alba dei tempi. Chi lo è diventato la descrive come una vera e propria vocazione, quell’urgenza di aiutare che anche quando la fatica è tanta riesce a dare soddisfazione. Esaminiamo qual è il percorso da seguire per diventare medico.

La laurea in Medicina: il test a numero chiuso

Il primo ostacolo che si pone a chi desidera perseguire questa professione è quello del test di Medicina. La facoltà universitaria di Medicina e Chirurgia dura 6 anni e si conclude con la discussione della tesi. L’accesso al corso di laurea è tuttavia a numero chiuso, il che significa che i candidati dovranno affrontare un test a risposta multipla e ottenere un punteggio sufficiente per conquistare uno dei posti messi a disposizione dal Ministero dell’Università negli atenei d’Italia. Il test prevede domande di biologia, chimica, fisica e matematica e sta attraversando delle modifiche volute dalla ministra Maria Cristina Messa.

Superato il test, devono essere accumulati 360 crediti formativi universitari per poter ottenere la laurea. Si tratta di circa 30 CFU a semestre in cui i primi cinque anni si svolgono tra studi ed esami, mentre l’ultimo è essenzialmente occupato dai 60 CFU dedicati al tirocinio professionalizzante. Quest’ultimo è la prima prova ufficiale del mestiere che gli aspiranti medici affrontano. Si può sostenere in ASL, presidi ospedalieri, policlinici universitari e ambulatori di medici di medicina generale. Alla sua conclusione si dovrà sostenere una prova di 90 quesiti.

Il tirocinio e la sua importanza

Il tirocinio è molto importante per un giovane medico: in un anno si possono sperimentare tutti i campi e i ruoli che la professione prevede, così da operare la scelta sulla specializzazione in maniera più matura e consapevole. Durante il suo periodo di apprendimento, il tirocinante osserva e si mette alla prova. Sul campo incontra pazienti e problematiche che si possono comprendere solo nella quotidianità e capisce anche qual è la funzione per la quale è maggiormente portato. Se il lavoro d’ospedale, la libera professione o quello di medico di famiglia e, nel primo caso, quale specializzazione e come esercitarla. Dopo la laurea in Medicina si acquisisce a tutti gli effetti il titolo di medico; tuttavia, è necessario prima di tutto iscriversi all’Albo altrimenti non si possiederà l’autorizzazione ad operare in ambito sanitario.

Che fare tra laurea e specializzazione?

Prima di specializzarsi e per accumulare dell’esperienza, il giovane laureato può decidere di intraprendere un incarico nella continuità assistenziale, ovvero la guardia medica. Questa può essere una soluzione utile nel caso in cui non si fosse riusciti a passare subito i test che permettono l’accesso ai gradini successivi della preparazione.

Specializzarsi: le alternative

Il passaggio successivo è infatti quello della specializzazione. A questo punto il medico si trova di fronte a due strade distinte: il concorso per la scuola di specializzazione oppure il concorso per la medicina generale. Andiamo ad esaminare come si articolano questi due percorsi, che il neo-dottore affronterà verosimilmente intorno ai 25 anni.

1. La scuola di specializzazione

Per le specializzazioni ospedaliere esiste un concorso che si ripete annualmente, si svolge lo stesso giorno in tutta Italia e contiene le disponibilità di posti per tutti gli ambiti specialistici della medicina: dalla pediatria alla medicina legale. Se si supera il test a risposta multipla e a numero chiuso si possono esprimere tre preferenze di specialistica e luoghi in cui effettuarla. I corsi durano dai 2 ai 5 anni e si concludono con un diploma di specializzazione. La maggior parte del tempo dello specializzando si spende in ospedale e con i pazienti, per una preparazione completa sui casi che possono occorrere quando si andrà ad esercitare.

Ogni specializzazione ha le proprie caratteristiche e, anche in base al fabbisogno nazionale, le proprie possibilità di accedere a quella preferita variano. Ci sono alcune possibilità che sono da sempre molto amate dagli specializzandi, tra cui sicuramente spiccano medicina dello sport e medicina del lavoro, entrambe esercitabili fuori dall’ospedale e in contesti non necessariamente “classici”. Come, ad esempio, i campi sportivi e gli uffici. Resta molto richiesta anche pediatria, per la possibilità di lavorare con i bambini e le loro necessità, che si articola in 3 anni di formazione base e due relativi ad una ulteriore specializzazione. Tra i corsi meno amati, ma più richiesti dallo Stato, c’è la medicina di emergenza che ha spesso orari e turni molto faticosi, ma è certamente la palestra più ampia per gestire con abilità e rapidità i pazienti arrivati in ospedale.

2. Il corso di formazione in Medicina generale

Il corso di formazione specifica in Medicina Generale è invece l’alternativa per chi volesse perseguire la carriera del medico di famiglia. Dura tre anni e prevede anch’esso il superamento di un test a numero chiuso con disponibilità di posti decisi annualmente dalle singole regioni. Alla conclusione si è abilitati, con il diploma, a esercitare la professione. Il corso prevede:

  • 6 mesi in ambulatori ASL
  • 6 mesi in medicina interna
  • 3 mesi in pronto soccorso
  • 3 mesi in chirurgia generale
  • 2 mesi in pediatria
  • 1 mese in ginecologia
  • 15 mesi in un ambulatorio di medico di medicina generale.

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