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Da anni ci si interroga sull’utilità e l’efficacia del numero chiuso a Medicina. Spesso dimenticando le reali motivazioni che ne portarono l’introduzione, ovvero l’esigenza di assicurare un certo standard qualitativo per l’istruzione universitaria, come richiesto dall’Unione europea, ma anche di adeguare il numero di studenti alla capacità delle singole strutture di ospitarli, alla disponibilità dei professori e alla possibilità di svolgere laboratori e lezioni. Si era inoltre arrivati a un punto in cui l’offerta era più della domanda: vale a dire troppi medici in relazione ai pazienti effettivi.

 

Abolizione del numero chiuso a Medicina

Per le suddette motivazioni sarebbe impossibile, da un giorno all’altro, abolire il numero chiuso. Eppure c’è stato chi l’ha proposto, come l’ottobre scorso il Consiglio dei ministri targato Movimento 5 Stelle e Lega che così annunciava: “Si abolisce il numero chiuso nelle facoltà di Medicina, permettendo a tutti di accedere agli studi”. Peccato così non fosse e subito arrivasse la smentita dal Ministero dell’Istruzione. Chi immaginava di poter cancellare il test in un lampo, andando a sconvolgere il già precario equilibrio su cui si fondano le università italiane, non aveva fatto i conti con la realtà.

Numero chiuso: le novità del 2019

In attesa si chiarisca meglio il quadro se il numero chiuso verrà, in futuro, abolito o meno, già da quest’anno ci sono intanto importanti novità. I posti a disposizione segnano infatti un importante +18%, segno che le maglie della dura selezione si stanno pian piano allargando, permettendo a più aspiranti medici di coronare il loro sogno. Anche i quesiti, tra l’altro, saranno meno complicati degli anni scorsi: meno logica, più cultura generale, biologia e chimica.

 

Le proposte politiche per il numero chiuso

Se da un lato c’è chi, come la Lega, vorrebbe abolire di netto il numero chiuso, dall’altro c’è chi, come il Movimento 5 Stelle, valuta forme alternative di selezione. E in questo il modello francese rimane un buon punto di riferimento. In cosa consiste? Iscrizione aperta a tutti ma drastico sbarramento alla fine del primo anno. Tra i primi a sposare questa soluzione, seppur rendendo la selezione meno feroce rispetto alla Francia – dove solo il 10% degli studenti riesce ad accedere al secondo anno – è stato il rettore dell’Università degli Studi di Ferrara Giorgio Zauli. La sua proposta consiste nel passare dal numero chiuso all’esaurimento posti. Ovvero iscrizioni a sportello aperte a tutti, fino al raggiungimento del numero massimo di studenti che la singola università è fisicamente in grado di ospitare in base alla propria capienza. Poi, alla fine del primo semestre, le matricole saranno chiamate a sostenere tre esami con test digitalizzati: fisica medica, biologia-istologia e anatomia 1. Quelli con la media dal 27 in su vedranno confermata la loro iscrizione a Medicina; agli altri saranno invece convalidati i crediti in diverse facoltà scientifiche, senza così perdere nulla di quanto maturato fino a quel momento. Innegabile il vantaggio per gli atenei, che solo per il primo semestre dovrebbero fare lo sforzo di ospitare un numero di studenti molto superiore rispetto alle loro reali possibilità, per poi ridurlo con l’avanzare dei corsi e i tirocini in laboratorio e in reparto

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