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Il Test d’ingresso per i corsi in Medicina e professioni sanitarie potrebbe presto diventare solo un brutto ricordo. In Parlamento si sta infatti discutendo sulla necessità di riorganizzare l’accesso alle facoltà in ambito sanitario ed eliminare una volta del tutto il famigerato numero chiuso. In particolare, il disegno di legge, presentato dal Movimento 5 Stelle, prevedrebbe l’accesso libero ai corsi con una verifica finale al termine del primo anno. Ma vediamo nel dettaglio.

 

Cosa prevede la riforma dell’accesso a medicina

Nello specifico, la proposta di legge vuole superare l’annosa questione delle numerose contestazioni e ricorsi. Non si tratta di una vera cancellazione del test ma di sostituirlo con un’apposita verifica, unica per tutti i corsi di laurea e di contenuto identico in tutto il territorio nazionale. La prova si baserà sul programma affrontato durante il primo anno accademico e sarà volta ad accertare l’attitudine alle discipline oggetto dei corsi medesimi.
La pubblicazione del relativo bando avverrà almeno sessanta giorni prima del loro svolgimento e la comunicazione degli esiti della prova comune, invece, entro i quindici giorni successivi.

«La proposta di legge per rivedere l’accesso ai corsi universitari è pronta per essere discussa già a settembre – ha spiegato il relatore Manuel Tuzi, deputato M5S e medico specializzando – il testo è stato depositato e risponde a esigenze non più rimandabili, per consentire a tanti studenti di dimostrare la loro motivazione e il loro impegno prima di essere esclusi dall’accesso a una facoltà, ma anche per risolvere l’annoso problema, che riguarda in particolare la facoltà di medicina, dell’imbuto formativo che impedisce ai nostri laureati di entrare nel mondo del lavoro».

In particolare, per la facoltà di Medicina, il provvedimento prevede l’iscrizione libera al primo anno di un’area sanitaria ‘comune’. Un primo anno unico per i corsi di medicina, odontoiatria, biotecnologie e farmacia, con un test selettivo tra il primo e il secondo anno. In questo modo, anche chi non riuscirà ad entrare nella facoltà scelta non avrà perso tempo: potrà far valere i suoi esami in tutti i corsi dell’area scientifica.

 

Università di Ferrara: l’esperimento del test

Anche se ciò che vi abbiamo raccontato è solo una proposta, c’è chi ha pensato di portarsi avanti con il lavoro. All’Università di Ferrara si è deciso di sperimentale una formula alternativa al test d’ingresso. I posti disponibili nell’Ateneo saranno 600, tuttavia la selezione per l’anno accademico 2020-2021 non avverrà più a settembre.
La sperimentazione prevede un semestre comune, accessibile a tutti e poi una scrematura a febbraio-marzo in base ai voti conseguiti ai test scritti di Fisica medica, Biologia, Istologia e Anatomia umana 1. Il superamento della prova avverrebbe conseguendo una media-soglia di 27 trentesimi.

«Un’agenzia esterna valuterà gli esami di quattro materie che sono Fisica medica, Biologia, Istologia e Anatomia umana 1 – spiega il rettore dell’Università di Ferrara Giorgio Zauli – e la soglia sulla base della quale ci orienteremo per l’anno prossimo dipenderà dalla percentuale di successo e di superamento di questi 4 esami da parte degli studenti dell’anno accademico 2019-2020».

Per quest’anno rimarrà quindi l’accesso tramite il test a settembre, poi «dal 2020, se la sperimentazione andrà a regime, entreranno quelli per cui c’è la disponibilità massima dell’università – continua Zauli -. La massima per Ferrara sono 600 studenti. L’anno prossimo verranno messi a disposizione questi posti, però l’immatricolazione vera e propria avverrà alla fine del corso propedeutico, che sostanzialmente è il primo semestre».

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