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“No al numero chiuso”. Una frase che siamo abituati a vedere scritta su muri e volantini e che sentiamo spesso gridata a squarciagola a mo’ di slogan dai collettivi studenteschi, da sempre in feroce lotta contro un sistema di valutazione che considerano iniquo. Se per alcune facoltà, tra cui spiccano Medicina e Odontoiatria, il numero chiuso con il temuto test è stato fino ad oggi la regola, nella politica italiana si sta diffondendo la convinzione che forse sia giunto il momento di superare questa fase di spietata “selezione all’ingresso”. Dopo le prime aperture sull’argomento da parte del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, risalenti ormai a quasi due anni fa e rimaste lettera morta, in questi giorni diversi parlamentari e rappresentanti delle istituzioni stanno facendo sentire la loro voce, e sicuramente contribuiranno ad arroventare un dibattito già di per sé caldissimo.

Tra i primi a scagliarsi contro le prove che, anche quest’anno, consentiranno solo a un candidato su sei di iniziare il percorso formativo necessario per poter indossare l’agognato camice bianco, il governatore del Veneto Luca Zaia. Da anni impegnato in una lotta senza quartiere contro un metodo che giudica «ingiusto, miope, discriminatorio, pericoloso» perché «assegna di fatto al caso la decisione su chi diventerà medico», non ha risparmiato una stoccata alla Giannini, ricordando come l’annuncio del ministro riguardante l’abolizione del numero chiuso coincidesse appieno con la campagna elettorale per le Europee del 2014.

Anche a Palazzo Montecitorio si susseguono dichiarazioni al vetriolo: «Ancora una volta il diritto allo studio viene messo sotto i piedi, con tanti giovani sottoposti ad uno scempio indicibile». Lo ha detto Edmondo Cirielli, parlamentare di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che ha parlato di «quiz-lotteria» definiti «una vergogna». Dello stesso avviso anche il collega Fabio Rampelli, capogruppo Fdi a Montecitorio: «I test ai quali sono costretti gli aspiranti universitari sono ridicoli, generalisti e ingiusti», arrivando a sottolineare il rischio che queste prove generino diseguaglianze. Tra le dichiarazioni più recenti a sostegno del no al numero chiuso, quella di Antonino Pipitone, della segreteria nazionale dell’Italia dei Valori, secondo il quale «occorrerebbe investire più fondi per aumentare i posti disponibili e garantire appieno il diritto allo studio per tutti». Un auspicio condiviso dai tanti, troppi studenti che fin da bambini sognano di diventare medici e che anche quest’anno rischiano di vedere le loro ambizioni schiantarsi contro il muro dei test d’ingresso.

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