Sommario
Il debutto del nuovo sistema di accesso a Medicina per l’anno accademico 2026 ha generato un clima di profonda incertezza, lasciando migliaia di aspiranti medici in un limbo burocratico senza precedenti. Al centro della questione troviamo il cosiddetto “semestre filtro”, un meccanismo che avrebbe dovuto premiare il merito ma che, di fatto, ha reso la graduatoria nazionale estremamente instabile. Gli studenti si trovano oggi in una posizione precaria: l’accesso definitivo alla facoltà è subordinato al superamento degli appelli di recupero per quegli esami in cui non è stata raggiunta la sufficienza, creando un effetto “domino” che impedisce di stabilire posizioni certe.
Fallimento della vigilanza e violazione sistematica dell’anonimato
Oltre alle tensioni politiche, la regolarità delle prove d’esame è finita nel mirino per gravi carenze procedurali che minano le basi stesse del concorso pubblico. Secondo i legali che stanno raccogliendo le segnalazioni, non è necessario dimostrare che un singolo candidato abbia effettivamente copiato; è sufficiente provare che il sistema non era idoneo a impedirlo. Le testimonianze raccolte descrivono uno scenario preoccupante: fotografie dei compiti circolate via social durante lo svolgimento dei test, utilizzo di smartphone per comunicazioni esterne e, soprattutto, una vigilanza estremamente disomogenea tra le diverse aule universitarie. Questo quadro configura una palese violazione dei principi di imparzialità e par condicio.
A peggiorare la situazione è la presunta violazione del principio di anonimato: è stato rilevato che lo stesso codice numerico identificativo era presente sia sulla scheda anagrafica che sul modulo delle risposte. Tale sovrapposizione rende l’identificazione del candidato tecnicamente possibile già durante la fase di correzione, invalidando uno dei pilastri fondamentali della trasparenza concorsuale. A conferma di questi dubbi, le analisi forensi sui percentili P95 e P99 della graduatoria mostrano anomalie statistiche “robuste” in diverse aree, suggerendo l’esistenza di irregolarità sistemiche non trascurabili.
Il corto circuito del DM 1115/2025 e il ricorso al TAR
Il fronte legale si sta compattando attorno a quello che viene definito un vero e proprio “scivolone normativo”: l’emanazione del DM 1115/2025. Questo decreto è accusato di aver modificato le regole del concorso a partita già iniziata, violando il principio di immodificabilità della lex specialis. Nello specifico, il decreto ha introdotto nuovi requisiti di accesso alla graduatoria dopo che gli esami erano già stati sostenuti, permettendo l’inserimento anche a candidati che non avevano ottenuto tutte le sufficienze originariamente richieste.
Gli avvocati sono pronti a dare battaglia davanti al TAR, sostenendo che tale modifica ex post sia illegittima e discriminatoria nei confronti di chi ha rispettato i criteri iniziali. Il rischio concreto è che l’intera procedura venga annullata o pesantemente riformulata, lasciando il sistema universitario in un vicolo cieco proprio nel momento cruciale delle immatricolazioni.