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Durante il Question time alla Camera, la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha risposto a un’interrogazione del Pd sulla riforma dell’accesso a Medicina difendendo il nuovo impianto del semestre aperto e respingendo le critiche arrivate nelle ultime settimane.
La risposta della ministra Bernini
“Sul semestre aperto a medicina si è, fin dall’inizio, preferito costruire un caso mediatico. Prima si è parlato di un presunto concorsone dove copiavano tutti ma poi, smentiti i fatti, si è sostenuto l’opposto: gli esami erano troppo difficili. Questa non è una critica costruttiva, è rumore politico utile solo a difendere il vecchio sistema dei quiz e dei corsi privati a pagamento fuori dall’università. La riforma del semestre aperto non è un colpo di teatro, è una scelta politica nata in Parlamento, attuata da questo Governo e applicata dal Ministero che rappresento in più fasi, con responsabilità e trasparenza”.
Graduatorie concluse e assegnazione delle sedi
Nel suo intervento, Bernini ha chiarito che la graduatoria nazionale è stata completata e che gli studenti sono nella fase di assegnazione delle sedi. Ha inoltre annunciato che un bilancio più ampio sarà presentato alla fine del semestre, entro il 28 febbraio. “La prima fase ha fatto una cosa storica, ha portato in università 55.000 studenti; 25.000 studenti sono stati allocati sulla graduatoria di medicina ed entro il 28 di febbraio sconteranno i debiti d’esame, ove portatori di debiti d’esame, presso la loro sede già assegnata. Nel secondo semestre si apriranno nuovamente tutti i corsi di laurea per consentire a chi vuole accedere a materie affini, o anche altre materie, di continuare il proprio percorso universitario”.
Bernini: “Nessuno perderà l’anno”
La ministra ha rivendicato il cambio di paradigma rispetto al passato, sottolineando che con il semestre aperto la formazione avviene all’interno dell’università e non attraverso una selezione esterna. “Quindi, io faccio due considerazioni. La prima: nessuno perderà l’anno. Per la prima volta – ha aggiunto – la formazione avviene dentro l’università e non una selezione esterna, che fino all’anno scorso ha portato – a fronte di 80.000 richieste e 10.000 posti disponibili – 70.000 cadaveri lasciati fuori dai cancelli dell’università, non assistiti ma solamente selezionati attraverso test ghigliottina”. Bernini ha anche ricordato gli investimenti destinati agli atenei: 25 milioni di euro nel primo anno e altri 50 milioni per le università che hanno gestito i corsi del semestre aperto.
La replica del Pd: “Correzioni in corsa e incertezza”
Nella replica, la deputata Irene Manzi (Pd-IDP) ha criticato duramente l’impianto della riforma, accusando il Ministero di essere intervenuto con un decreto correttivo solo dopo l’esito negativo degli esami di novembre e dicembre. “Dopo gli esami sostenuti a fine novembre, il 20 novembre e il 10 dicembre- ha detto – il 90 per cento quasi degli studenti che hanno partecipato era bocciata. Voi avete dovuto fare, nel mezzo, un decreto ministeriale sostanzialmente per metterci una pezza”. Secondo il Pd, il decreto ha introdotto nove fasce e demandato alle università l’organizzazione degli esami di recupero, aumentando il carico organizzativo sugli atenei. Manzi ha chiesto di riaprire il confronto parlamentare: “Questo sistema in questo momento non funziona, è e resta un totale bluff”.
Il punto sui debiti e sugli esami di recupero
Intanto, con la chiusura delle immatricolazioni e delle finestre per il cambio di ateneo, il semestre filtro entra nella fase decisiva del recupero dei debiti formativi. Si tratta degli esami non superati in Fisica, Chimica e Biologia durante le prove di novembre e dicembre. Secondo i dati disponibili, sono circa 10mila gli studenti coinvolti nei recuperi, mentre poco più di 7mila hanno ottenuto la sufficienza in tutte e tre le materie. Le modalità e il numero degli appelli variano da ateneo ad ateneo, con la maggior parte delle università che ha previsto due o tre finestre tra fine gennaio e febbraio. Gli appelli di recupero rappresentano uno snodo centrale del nuovo sistema: da un lato consentono agli studenti di non perdere l’anno, dall’altro mettono alla prova la capacità organizzativa degli atenei e la tenuta complessiva della riforma, che continua a presentare criticità, far discutere e a generare polemiche.