La riforma dell’accesso a Medicina doveva archiviare il test d’ingresso e rendere la selezione più equa. A pochi mesi dall’avvio, il semestre filtro si è invece trasformato in un caso politico, amministrativo e legale, segnato da errori tecnici, proteste studentesche, regole modificate in corsa e ricorsi annunciati al Tar. Una sequenza di eventi che ha spinto la ministra dell’Università Anna Maria Bernini ad ammettere pubblicamente le criticità del nuovo sistema.

Dalla riforma al semestre filtro

Il semestre filtro viene introdotto con l’obiettivo di superare il famoso test d’ingresso con quiz a risposta multipla pre-iscrizione. Il nuovo modello consente l’iscrizione al primo semestre a un numero molto ampio di studenti, demandando la selezione finale al superamento di tre esami nazionali comuni: Biologia, Chimica e Fisica. Al termine del semestre, i punteggi confluiscono in una graduatoria nazionale, dalla quale vengono assegnati i posti disponibili nei corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria.

Le prime prove e le difficoltà emerse

Tra novembre e dicembre 2025 si svolgono i primi appelli. Fin da subito emergono forti criticità: carichi di studio concentrati in pochi mesi, programmi giudicati eccessivi e disomogeneità tra atenei. Le lamentele si concentrano soprattutto sull’esame di Fisica, considerato sproporzionato rispetto al tempo a disposizione e ai contenuti effettivamente svolti durante il semestre.

Proteste studentesche e tensione politica

Con l’avvicinarsi della graduatoria, aumentano le proteste. Studenti e associazioni contestano pubblicamente la riforma, denunciando stress, incertezza e mancanza di trasparenza. Durante alcune contestazioni pubbliche, la ministra Bernini risponde in modo duro, alimentando ulteriormente lo scontro politico attorno al semestre filtro.

Gli errori nei quesiti e l’ammissione di Bernini

A gennaio 2026 emerge l’elemento più critico: alcune domande della prova di Fisica risultano errate, con risposte duplicate o dati sbagliati. La ministra Bernini ammette l’errore, riconoscendo che “c’erano quesiti sbagliati” e annunciando una correzione uniforme: un punto aggiuntivo assegnato a tutti gli studenti per la parte della prova coinvolta. Una decisione che non spegne le polemiche, perché arriva dopo lo svolgimento degli esami e non elimina le disuguaglianze già prodotte.

La graduatoria e il nodo degli idonei senza posto

Con la pubblicazione della graduatoria nazionale, il sistema mostra un’altra criticità strutturale. A fronte di oltre 54 mila iscritti, solo una quota ridotta supera le soglie previste. Migliaia di studenti risultano idonei, ma senza la garanzia di un posto, perché i posti disponibili sono inferiori al numero degli idonei stessi. Per evitare che restino scoperti posti negli atenei, il Ministero interviene modificando le regole: entrano in graduatoria anche studenti con debiti formativi, da recuperare successivamente. Una scelta che diventa uno dei punti più contestati.

Ricorsi al Tar

 Dopo la pubblicazione della graduatoria nazionale di Medicina, il semestre filtro entra ufficialmente anche sul piano giudiziario. A guidare il fronte dei ricorsi è l’avvocato Marco Tortorella, che segue le azioni legali promosse da Consulcesi & Partners. Secondo i legali, il nuovo sistema di selezione sarebbe affetto da irregolarità e illegittimità non sanate, tali da rendere impugnabile l’intero impianto. Al centro delle contestazioni c’è innanzitutto il dato numerico: un numero elevato di studenti risultati idonei non ha ottenuto un posto, nonostante l’esistenza di posti disponibili negli atenei.

«Il sistema che è stato inventato e applicato quest’anno non ha funzionato», afferma Tortorella. «Solo circa il 10% degli studenti aveva raggiunto la quota minima prevista, lasciando scoperti molti posti. Per rimediare, il Ministero ha modificato il concorso in corso d’opera». «Chi non è riuscito a entrare per effetto di questo sistema completamente fallace – prosegue – potrà rivolgersi al Tar per far valere i propri diritti. Faremo emergere tutte le incongruenze, i vizi e le illegittimità generate sia dal meccanismo originario sia dai correttivi introdotti successivamente». Secondo i legali, le decisioni dei giudici amministrativi nelle prossime settimane potrebbero mettere in discussione non solo alcune prove, ma l’intera procedura, con possibile annullamento ex tunc degli appelli e dei punteggi ottenuti.

Le principali contestazioni sul semestre filtro

In sintesi, le criticità sollevate da studenti e legali riguardano:

  • errori oggettivi nei quesiti d’esame, in particolare in Fisica;

  • prove giudicate eccessivamente difficili rispetto al tempo e ai programmi svolti;

  • disomogeneità tra atenei nella didattica e nell’organizzazione;

  • irregolarità procedurali durante gli esami (controlli, anonimato, gestione delle prove);

  • numero elevato di idonei senza posto garantito;

  • modifica delle regole di accesso in corso d’opera, con introduzione dei debiti formativi;

  • possibile violazione dei principi di parità di trattamento e affidamento;

  • rischio di contenzioso massivo e ammissioni in sovrannumero.

Una riforma ancora in bilico

L’ammissione di alcuni errori da parte della ministra Bernini segna un passaggio politico rilevante, ma non chiude la vicenda. Il semestre filtro resta sotto accusa per come è stato progettato e applicato. Le prossime decisioni del Ministero e le pronunce del Tar diranno se il nuovo modello potrà essere corretto o se diventerà l’ennesimo tentativo fallito di riformare l’accesso a Medicina.